Il modello economico di Xbox Game Pass è finito al centro di un acceso dibattito nell’industria dei videogiochi a causa di una presunta “stretta” radicale ai danni degli sviluppatori esterni. Tutto è nato dalle dichiarazioni di Fernando Rizo, ex dirigente di Raw Fury e attuale partner della società di consulenza Caboodle, rilasciate durante il podcast The Business of Video Games. Rizo ha raccontato che, stando a quanto raccolto tra numerosi colleghi durante l’evento di settore First Playable tenutosi in Italia, diversi publisher e studi indipendenti impegnati in trattative avanzate per portare i propri giochi nel catalogo al Day One si sarebbero visti interrompere improvvisamente i negoziati a un passo dalla firma.
La precisazione di Rizo e il “Fattore Reset” della nuova CEO
L’indiscrezione ha immediatamente sollevato lo spettro di un abbandono dei giochi di terze parti in favore delle sole produzioni interne, soprattutto considerando la necessità di Microsoft di rientrare dai colossali investimenti legati alle acquisizioni. Tuttavia, lo stesso Rizo è intervenuto per smorzare i toni e contestualizzare l’accaduto. Non si tratta di una chiusura definitiva dei rubinetti, bensì di una pausa tecnica temporanea.
A febbraio, la divisione Xbox è passata sotto la guida della nuova dirigenza di Asha Sharma, subentrata per ristrutturare la redditività della divisione. Sharma ha avviato una profonda revisione del servizio, che ha già portato a una parziale rimodulazione dei prezzi e alla ristrutturazione dei tier. Secondo gli analisti, il momentaneo stop ai pagamenti (i cosiddetti flat-fee deals) serve alla nuova dirigenza per allineare l’intera divisione sulla nuova strategia finanziaria prima che il team di Game Pass ricominci a staccare assegni per i partner esterni.
La smentita interna: nessun piano di blocco permanente
A fare definitiva chiarezza sulla portata di questo congelamento è intervenuto il giornalista Jez Corden di Windows Central. Consultando fonti fidate e verificate interne a Microsoft, Corden ha confermato che non esiste alcun piano generale volto a interrompere i finanziamenti per i titoli third-party su Game Pass. La parziale frenata nelle discussioni avanzate coincide semplicemente con la fine dell’anno fiscale di Microsoft (fissata proprio a fine giugno) e con l’applicazione del piano di riassestamento aziendale dei primi 100 giorni della nuova gestione.
I contratti già firmati rimangono dunque blindati e le relazioni con le terze parti riprenderanno regolarmente una volta definiti i nuovi budget. Sebbene la situazione attuale sia meno drammatica di quanto ipotizzato inizialmente, l’episodio evidenzia come l’industria stia osservando con estrema cautela ogni minima oscillazione delle strategie Xbox, dato che per moltissimi studi indipendenti l’accordo di inserimento nel Game Pass rappresenta ancora oggi il principale strumento di copertura dei rischi finanziari legati allo sviluppo.







